Freud, Jung, Sabina Spielrein

e "la faccenda nazionale ebraica"
Año :
2025
ISBN:
9788833945293
DRM:
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Descripción

È il 1913 quando si consuma la rottura definitiva tra Carl Gustav Jung e Sigmund Freud. Sopra le dispute teoriche che dividono i due psicoanalisti, legati da un rapporto amicale oltre che professionale, aleggia l’ombra della delicata «questione razziale».
Freud – ateo convinto, severo critico di ogni religione – si riconosce profondamente nella tradizione dell’ebraismo. Teme però che la psicoanalisi venga percepita come una «faccenda nazionale ebraica», e cerca alleati che le diano respiro oltre i confini di quella comunità. Anche per questo apre a Jung, non ebreo, che nel 1910 diventa così presidente dell’Associazione psicoanalitica internazionale.
Ma l’«erede designato» per lo sviluppo del movimento porta con sé un inquietante bagaglio di opinioni sull’ebraismo, frutto di un nodo irrisolto nel pensiero e nella cultura: per lui l’ebreo apparterrebbe a una psicologia altra, segno di una differenza radicata nella «razza», e le sue convinzioni finiscono per alimentare pregiudizi e stereotipi antisemiti. Lo scontro con Freud è inevitabile. «La frattura del movimento psicoanalitico», scrive David Meghnagi, «coinvolse poche decine di persone. Divenne però lo specchio di una tragedia più grande», un clima d’odio che l’ascesa al potere del nazismo avrebbe portato alle estreme conseguenze.
In mezzo a questa frattura si colloca Sabina Spielrein, figura ponte tra i due maestri: paziente e amante di Jung, viene in seguito accolta da Freud nel gruppo viennese. Il suo Diario testimonia un’esperienza ambivalente, sospesa tra riconoscimento intellettuale e marginalizzazione, tra appartenenza al movimento e resistenza ai suoi paternalismi.
Nel racconto dell’autore, attraverso i carteggi con Jung e Freud, prendono corpo le voci di colleghi come Sándor Ferenczi, Karl Abraham, Ernest Jones e soprattutto Erich Neumann – tra i più originali allievi di Jung, del quale criticherà apertamente le posizioni antisemite e l’iniziale collusione morale con il nazismo. Si ricostruisce così un quadro complesso: non solo lo scontro umano tra due amici, ma le profonde contraddizioni culturali e intellettuali di un’Europa davanti all’abisso.


Notas biográficas

David Meghnagi è membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e della International Psychoanalytical Association. Originario di Tripoli, dopo l’esodo dalla Libia a seguito del pogrom del 1967 si stabilisce in Italia, dove studia e intraprende la carriera accademica. Insegna Psicologia dinamica, Psicologia clinica e Psicologia della religione all’Università di Roma Tre, dove ha ideato e diretto per due decenni il Master in Didattica della Shoah. Nella sua ricerca si occupa di psicoanalisi, memoria collettiva e Shoah, antisemitismo e dialogo interreligioso. Ha fondato la rivista «Trauma and Memory. European Review of Psychoanalysis and Social Science» e scritto numerosi saggi, tra cui: Il kibbutz. Aspetti socio-psicologici (1975); Il padre e la legge. Freud e l’ebraismo (1992); Ricomporre l’infranto. L’esperienza dei sopravvissuti alla Shoah (2005); Le sfide di Israele. Lo Stato ponte tra Occidente e Oriente (2010).
È stato vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, membro della delegazione italiana presso l’International Holocaust Remembrance Alliance, presidente del Comitato accademico europeo per la lotta all’antisemitismo e delegato per l’Italia presso l’OSCE contro l’antisemitismo.

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