Descripción
L'intelligenza artificiale non esiste: le macchine non pensano, non creano, non riflettono. Si tratta di una rischiosa antropomorfizzazione, che ci fa dimenticare che dietro agli algoritmi ci sono interessi economici e politici il cui scopo è catturare la nostra attenzione sugli schermi e indirizzarci a determinate condotte di consumo e scelta. Anne Alombert racconta in questo saggio semplice e acuto i pericoli cognitivi, sociali, politici e anche ambientali di delegare ai sistemi digitali le capacità espressive prettamente umane. Tutto si semplifica e si intorpidisce: il linguaggio diventa elementare e perde la capacità di rappresentazione simbolica; l'arte viene standardizzata; la coscienza politica si trova rinchiusa nelle bolle digitali di consenso; i rapporti con gli altri sono cancellati dai robot conversazionali che portano alla solitudine del narcisismo; per non parlare dei social, che a dispetto del loro nome ci banalizzano e ci isolano. Eppure, ricordando quanto Platone diceva a proposito della comparsa della scrittura come pharmakon (cioè potenzialmente veleno o cura), Alombert mostra un'alternativa alla 'stupidità artificiale': progettare e sviluppare tecnologie digitali libere dal monopolio delle big tech e poste invece al servizio dell'intelligenza cooperativa, per esercitare meglio e più diffusamente le nostre facoltà di memoria, interpretazione e deliberazione collettiva. Tali tecnologie esistono già (enciclopedie collaborative, piattaforme deliberative per i dibattiti politici o di mutuo aiuto per le collettività locali, algoritmi di raccomandazione che permettono di esprimere il proprio giudizio nello spazio mediatico…): chiedono solo di essere sostenute e sviluppate, per superare «l'Illuminismo oscuro delle tecnoscienze del mercato».
