Description
Nel XV secolo, dalle coste atlantiche del Portogallo prese avvio un’epoca di grandi cambiamenti: l’età delle scoperte geografiche trasformò un piccolo regno periferico in una potenza coloniale globale. Da qui Enrico il Navigatore pose le basi di un’egemonia marittima senza precedenti che, nella fase di massimo splendore, ha toccato quattro continenti e tre oceani. Cosa può rivelarci la sua storia su come nascono e si disgregano gli imperi, sul potere e sul mondo interconnesso in cui viviamo? A bordo di navi mercantili, sulla scia di quei pionieri portoghesi che fecero vela verso sud aprendo le rotte commerciali con l’Oriente, Erika Fatland ripercorre vicende e paesi, seguendo le tracce e le cicatrici di un impero perduto. Da minuscole isolette dell’Atlantico al Capo di Buona Speranza, dall’Angola a Timor Est, passando per le foreste pluviali dell’Amazzonia e le metropoli brasiliane, l’autrice si spinge fino in Giappone, il più orientale degli scali portoghesi. Interrogando luoghi e persone, fieri combattenti per la libertà e individui oppressi dall’occupazione straniera, romantici e nostalgici, riporta alla luce la controversa eredità di quel passato, impressa in maniera indelebile nei geni della discendenza, nella lingua, nella memoria. Il risultato è un racconto vivido e appassionante di una realtà caleidoscopica, per scoprire che, alla fine, ciò che resta del grande dominio di un tempo è una parola, la più portoghese, la più intraducibile, che racchiude tutto il dolore e la nostalgia del mondo: saudade.
Notes biographiques
Antropologa e scrittrice pubblicata in ventiquattro paesi, ERIKA FATLAND (1983) vive a Oslo. Collabora con diverse testate giornalistiche e si è imposta sulla scena culturale internazionale con Sovietistan (Marsilio 2017), di cui questa è un’edizione aggiornata. Anche i suoi libri successivi, La frontiera (Marsilio 2019) e La vita in alto (Marsilio 2021), hanno ricevuto numerosi importanti riconoscimenti. In particolare, Erika Fatland è stata per due volte finalista al Premio Terzani e ha vinto il Premio Kapuściński per il reportage assegnato a Roma.
