Beschreibung
È stato fotografo di regine e dive, ha rincorso Marilyn Monroe nella sua stanza d’albergo ubriacandola di parole e consumando tre rullini. È stato costumista, scenografo da Oscar, cronista socialite, dandy estenuato, artista mercuriale. Questo e molto di più è stato Cecil Beaton, che ha attraversato il Novecento e i suoi tanti mondi. Beaton conosceva e fotografava tutti, tutti conoscevano Beaton e si facevano fotografare da lui: i reali d’Inghilterra, Winston Churchill, Picasso, Greta Garbo, André Gide, Audrey Hepburn, Rudolf Nureev, i Rolling Stones. Vanitoso e sottile, favolosamente pettegolo e talvolta perfido, ha annotato in diari fluviali la sua esistenza, la sua arte, il suo secolo, dai Roaring Twenties al frastuono della guerra fino all’elegante disincanto della vecchiaia. Con sguardo acuto e teatrale su sé stesso e sull’intorno, ha riversato nelle sue cronache quotidiane introspezione e mondanità, ironia e malinconia: dietro gli scintillanti ricevimenti a Corte e i ritratti luminosi di Dietrich, Chanel o della giovane Elisabetta II, ha lasciato trapelare la sua vulnerabilità, la sua ossessione per la bellezza, che per tutta la vita ha tentato di sottrarre alla tirannia del tempo. Da quel fiume di scritti privati, Laura Grandi ha saputo costruire, con empatia e intelligenza, una autobiografia di Sir Cecil Beaton come non l’avete mai letta: oltre cinquant’anni di amicizie, viaggi, mirabolanti incontri, avventure creative, dalla voce sofisticata e contraddittoria di un grande protagonista della cultura britannica. Un ritratto in movimento di un’epoca irripetibile. La magnifica opera di un diarista eccentrico e meticoloso, in ogni momento consapevole che l’arte, come la vita, è palcoscenico.
Se a volte sono troppo schietto, non è per un disegno, ma perché l’indiscrezione è quasi inevitabile: le idiosincrasie individuali sono più pericolose da affrontare degli eventi di una campagna militare o di un intrigo in Arabia. In ogni caso, il lettore scoprirà che non ho risparmiato me stesso più di altri.
«Non verrà mai inventata una macchina fotografica capace di catturare e racchiudere tutto quello che lui realmente vede». Truman Capote
«Avere una fotografia di Cecil Beaton è come possedere un prezioso dipinto. Come ogni donna, avrei sempre voluto essere bella, e per un attimo lo sono stata». Audrey Hepburn
Se a volte sono troppo schietto, non è per un disegno, ma perché l’indiscrezione è quasi inevitabile: le idiosincrasie individuali sono più pericolose da affrontare degli eventi di una campagna militare o di un intrigo in Arabia. In ogni caso, il lettore scoprirà che non ho risparmiato me stesso più di altri.
«Non verrà mai inventata una macchina fotografica capace di catturare e racchiudere tutto quello che lui realmente vede». Truman Capote
«Avere una fotografia di Cecil Beaton è come possedere un prezioso dipinto. Come ogni donna, avrei sempre voluto essere bella, e per un attimo lo sono stata». Audrey Hepburn
Biografische Notizen
Sir Cecil Beaton nasce nel quartiere londinese di Hampstead nel 1904 da una famiglia di classe media. Fin da bambino riceve i primi rudimenti di fotografia dalla sua nanny e si appassiona all’arte. Dopo gli studi di architettura a Cambridge, si dedica professionalmente alla fotografia e a soli 23 anni viene assunto da Vogue: è l’inizio della longeva collaborazione con Condé Nast. Dal 1939 al 1945 è il fotografo ufficiale del ministero dell’Informazione britannico e copre i fronti di guerra. Inizia poi a disegnare costumi e scenografie per il teatro e per il cinema. Vince l’Oscar per il film Gigi (1958, costumi) e per My Fair Lady (1964, costumi e scenografia). Chiamato a Buckingham Palace dalla regina madre, inaugura la sua carriera di fotografo dei reali: i suoi scatti cambieranno per sempre il volto della Corona inglese. Muore nel 1980, a 76 anni, nella sua casa a Broadchalke, nel Wiltshire. Alla sua figura sono stati dedicati documentari e compare come personaggio in film famosi e serie tv, tra cui Su e giù per le scale e The Crown. L’edizione originale in sei volumi dei Diari di Cecil Beaton è apparsa fra il 1961 e il 1978. Con una prefazione del biografo ufficiale Hugo Vickers, Molto dipendeva dal futuro ne è una selezione a cura di Laura Grandi, che firma anche la prima traduzione per il pubblico italiano.
