Description
Questo volume propone per la prima volta in forma organica il carteggio intercorso tra il 1897 e il 1915 fra Luigi Albertini, direttore visionario che rese il “Corriere della Sera” il quotidiano più moderno e autorevole d’Europa, e Federico De Roberto, suo più prestigioso collaboratore e autore di I Vicerè, uno dei massimi romanzi della letteratura italiana. Dalle lettere emerge “la dolce e grata amicizia” che legò lo scrittore siciliano e il grande organizzatore culturale: un rapporto fondato sulla stima, sul confronto intellettuale e su una comune idea di letteratura e impegno civile. Milano, capitale dei poteri mediatici, finanziari e culturali dell’Italia moderna, fa da sfondo privilegiato a questo dialogo, meta prediletta di De Roberto e luogo di incontri, progetti, relazioni decisive, personali e professionali. Con un’ampia introduzione dei curatori, oltre 220 lettere e un inedito apparato iconografico, La dolce e grata amicizia restituisce un affresco polifonico e di straordinaria ricchezza, in cui si intrecciano letteratura, politica, economia e vita culturale al tempo di Verga, Pirandello, D’Annunzio, Ojetti. Uno sguardo che illumina dall’interno il funzionamento di una grande macchina editoriale e il laboratorio creativo di uno scrittore complesso e ancora attualissimo, offrendo al lettore uno strumento prezioso per comprendere un’epoca e due protagonisti assoluti della storia culturale italiana. Federico De Roberto (1861-1927), scrittore sodale di Verga e Capuana, dalla ricca e variegata produzione giornalistica, narrativa e saggistica, tocca uno dei vertici del verismo europeo nel capolavoro I Vicerè (1894). Luigi Albertini (1871-1941) è stato uno dei più importanti giornalisti ed editori italiani del Novecento. Direttore del “Corriere della Sera” dal 1900 al 1925, sostenitore dell’indipendenza della stampa, fu protagonista del dibattito politico e culturale dell’età giolittiana e del primo dopoguerra.
Biographical notes
Federico De Roberto (1861-1927), sodale di Verga e Capuana, dalla ricca e variegata produzione giornalistica, narrativa e saggistica, tocca uno dei vertici del verismo europeo nel capolavoro I Vicerè (1894), potente affresco della Sicilia borbonica e dell’unificazione nazionale, al centro di quel Ciclo degli Uzeda che prende le mosse da L’Illusione (1891) per concludersi con L’Imperio (1929, pubblicato postumo).
Sarah Zappulla Muscarà, ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Catania, si occupa di narrativa, teatro e cinema fra Otto e Novecento, e di edizione di testi e carteggi inediti. Ha curato, tra gli altri: Tutto il teatro in dialetto di Luigi Pirandello; Silvinia e L’infinito lunare di Giuseppe Bonaviri; Un posto tranquillo di Enzo Marangolo; Il giudizio della sera di Sebastiano Addamo; con Enzo Zappulla, Tutto il teatro e Timor sacro di Stefano Pirandello; Si dubita sempre delle cose più belle di Federico De Roberto ed Ernesta Valle. Presso La nave di Teseo ha curato I Pirandello. La famiglia e l’epoca per immagini.
