Descrizione
In questo breve ma intenso saggio di estetica, Marcello Ghilardi offre un’indagine sul rapporto che il buddhismo di tradizione Zen ha intrattenuto con l’esperienza della creazione e della fruizione delle arti, in particolare della poesia. Alla ricerca dei punti di convergenza e rilancio, l’analisi si muove puntuale e rigorosa, spaziando dalla Cina al Giappone, analizzando i versi dei più grandi poeti della letteratura cinese e giapponese, e mettendo in luce come la parola poetica possa divenire una “pratica di vita”. Pensato per tutti gli appassionati di poesia giapponese, questo testo non solo è una raffinata riflessione sull’esperienza poetica in senso lato, ma è anche una preziosa guida alla comprensione.
Note biografiche
MARCELLO GHILARDI (Milano 1975), PhD, insegna Estetica e Philosophy of Interculturality all’Università di Padova, dove è anche vicedirettore del Master in Studi Contemplativi. Si è formato presso le università di Padova, Milano, Palermo, Pechino e Parigi, ed è stato
visiting scholar e ha tenuto lezioni, seminari e conferenze in diverse università europee ed extra-europee. È autore di numerosi contributi in riviste e volumi collettivi nazionali e internazionali, oltre che di una ventina di monografie, tra cui "Filosofia dell’interculturalità" (2012); "Il vuoto, le forme, l’altro" (2014); "The Line of the Arch" (2015); "La filosofia giapponese" (2018); "Filosofia dell’eccedenza" (2024); "L’apparizione del senso" (2025). Ha inoltre tradotto dal cinese il classico di Shitao, "Discorsi sulla pittura del monaco Zucca Amara" (2014).
