Descrizione
L’offerta delle accademie di Belle Arti, e più in generale del mondo AFAM – Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, a partire dagli anni duemila si struttura come laboratorio per una nuova e aggiornata pedagogia ed educazione superiore. Le accademie italiane riescono a dare risposta alle nuove esigenze culturali implicate dal diffondersi della tecnica e della globalizzazione. Da un lato accolgono gli studi di estetica e le riflessioni della rivoluzione digitale diventando territorio di sperimentazione sulle cosiddette “Contemporary Humanities” e, quindi, utilizzando l’arte contemporanea come concreto radar culturale, sviluppano una vera e propria ricerca clandestina. Non è un caso che alcune di queste istituzioni abbiano autonomamente proposto dottorati di ricerca/PhD, anticipando la richiesta e quindi la normazione, che ha portato agli attuali programmi dottorali AFAM. In questo volume si raccolgono le testimonianze di queste esperienze di ricerca fondative e le riflessioni su una possibile cultura della ricerca accademica che, ieri come oggi, da queste stesse esperienze deriva.
Note biografiche
Francesco Monico, PhD, è docente di Sociologia del mutamento presso l’istituto Isia Roma Design e di Filosofia dell’arte presso l’Accademia Unidee di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, già direttore fondatore di vari percorsi didattici e istituzioni in ambito AFAM (NABA, Accademia Costume & Moda, Accademia Unidee, PhD Planetary Collegium M-Node). Dopo gli studi di specializzazione al McLuhan Program in Culture & Technology presso la University of Toronto in Canada e il successivo PhD in Media e Arte presso la University of Plymouth in Inghilterra, si è specializzato nella ricerca sugli immaginari prodotti dallo sviluppo della tecnica.
Paolo Naldini è direttore di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, presidente e direttore di Accademia Unidee. Lavora sul concetto di demopraxia, neologismo di sua invenzione che indica una tensione verso una nuova e pulsante declinazione del concetto di democrazia lungo le linee della sperimentazione concreta, del coinvolgimento diretto e dell’impegno di lavoro, aperto e continuo attraverso pratiche che non si concentrano sul potere del popolo, ma piuttosto su ciò che le persone fanno nello spazio pubblico, le cose che creano come risposta urgente e de-ideologizzata all’esproprio in tutti i campi della vita.
Michele Cerruti But è coordinatore accademico di Accademia Unidee e docente presso il Politecnico di Torino. Nella sua ricerca, che è sempre all’incrocio di discipline diverse, studia i modi in cui si producono lo spazio e i vettori di trasformazione del territorio. Ha studiato a lungo le forme spaziali della produzione contemporanea soprattutto nei territori mediali, piattaforma della modernità occidentale. Si occupa delle forme di ingaggio dell’arte nella costruzione di futuri e di urbanistica come progetto relazionale.
Autori Vari
