Descrizione
Dalla premessa del Prof. Francesco Prosperetti Soprintendente alla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma È una grande soddisfazione per me quale architetto a capo di una Soprintendenza per l'archeologia vedere realizzato un così felice connubio fra resti archeologici e interventi di ristrutturazione in un edificio storico. È proprio qui che le due diverse professionalità hanno trovato campo libero per colloquiare ed ottenere degli ottimi risultati. Devo pertanto lodare i miei tecnici che con capacità e perseveranza hanno saputo conservare e tutelare il nostro patrimonio archeologico e ringraziare il team della Committenza per aver avuto la pazienza e le doti professionali necessarie per sviluppare un progetto di grande qualità. Il risultato ottenuto ci ripaga per tutte le testimonianze archeologiche che sono state rimosse o lasciate sepolte sotto le costruzioni nel secolo scorso, e permetterà a chi lavora nell'edificio e a coloro che lo frequenteranno di comprendere quanto sia ricco il patrimonio archeologico della città e quanto sia presente in ogni quartiere e vicino alla nostra vita quotidiana. Anche la scelta degli oggetti esposti nelle vetrine ha voluto avvicinare il visitatore agli aspetti dell'antichità più affini a noi ed offrirgli anche delle singolarità come la collezione di aghi crinali rinvenuti che testimoniano tutte le fasi della lavorazione degli spilloni. Di notevole bellezza è il pavimento in opus sectile, sopravvissuto all'incendio ed alla distruzione dei secoli e sapientemente restaurato e reso visibile sotto il pavimento trasparente, e l'ambiente mosaicato dove ci colpisce la presenza ed il contrasto con strutture moderne che hanno distrutto, poche decine di anni fa, un settore di qualità della villa suburbana antica. Non mi resta che augurarmi che questo risultato di tutela e valorizzazione sia di modello e di stimolo per tutti i cantieri che quotidianamente mettono a confronto le testimonianze del nostro passato con le esigenze di crescita, sviluppo e rinnovamento della nostra città. Dal'Introduzione di Attilio Maria Navarra, Luca Navarra Perché costruire una nuova sede? Perché il Villino? Perché è casa, ed è ciò che facciamo da sempre! Rispettare il luogo e la sua identità originaria, che non dev'essere snaturata o sostituita con un'altra, ma deve fondersi con il nuovo. Ciò non deve spaventarci, non si deve pensare che un luogo storico debba rimanere immacolato, immobile, come un oggetto da riporre in vetrina: essere vissuto, abitato, utilizzato, ma anche ammirato, poiché vivere così come lavorare nella bellezza ci aiuta e ispira. Il Villino che ha sede in un luogo storico ci spinge a non perdere il contatto con il nostro passato, che significherebbe non porsi nuove prospettive e sfide, ma rimanere immobili contro la nostra stessa natura e contro il tempo che ci spingono alla dinamicità. Un luogo non è solo un contenitore, una scatola grigia dove semplicemente depositare oggetti e persone, in questa triste prospettiva un luogo perde di significato e diviene un "non-luogo", dove prospettiva e profondità si appiattiscono e dove neppure lo spirito umano sopravvive. Il Villino aveva già una sua potente anima, il nostro compito, nel rispetto dei principi che da sempre mettiamo in atto quando ci troviamo di fronte a un lavoro di questo genere, è la ricerca dell'identità per cui un luogo è nato e che il Villino possedeva ancora chiara e forte sotto cumuli di macerie e polvere, nei notevoli ritrovamenti archeologici.
