Description
C’erano una volta parole che raccontavano l’identità di un popolo. Sobórnost’, l’unione spirituale tra individui, prostór, lo spazio sconfinato che attraeva e respingeva con la sua immensità, stabíl’nost’, la stabilità e l’attendibilità di un sistema governativo. Per secoli questi concetti hanno improntato di sé letteratura, filosofia e memoria collettiva russa.
Oggi quelle parole parlano un’altra lingua. Con sottile violenza la propaganda del potere le ha svuotate, travisate, trasformate in slogan. La spiritualità è diventata moralismo di Stato. L’identità popolare è stata ridotta a nazionalismo. La memoria si è ristretta a un mito glorioso, utile al presente.
Gian Piero Piretto esplora qui venti parole chiave della cultura russa, evidenziandone il senso originario e mostrando come siano state reinterpretate e strumentalizzate dalla propaganda putiniana. Smonta stereotipi e narrazioni monolitiche, mette a confronto passato e presente e offre un ritratto inedito della Russia contemporanea, al di là delle manipolazioni ideologiche e dei cliché consolidati.
Biographical notes
Gian Piero Piretto ha insegnato Cultura russa e Metodologia della cultura visuale all’Università degli Studi di Milano. Nelle nostre edizioni ha curato “Memorie di pietra” (2014) e pubblicato “Gli occhi di Stalin” (2010), “Quando c’era l’URSS” (2018), “Vagabondare a Berlino” (2020), “Eggs Benedict a Manhattan” (2021) e “L’ultimo spettacolo” (2023).
